Vecchio Inverno e storie di fantasmi




Un vecchio raggrinzito e bisbetico, così ti dipingono

Vecchio Inverno, con irsuta barba grigia

Come il folto muschio che ricopre il melo;

Labbra bluastre, un ghiacciolo pendente dall'affilato livido naso 

Imbacuccato mentre arranchi solo, lungo la tua cupa strada,

Fra pioggia e neve turbinante.

Ma perché, Vecchio Inverno, non dipingerti 

Accanto al focolare, in ampia poltrona assiso, 

Mentre guardi i bambini in festa natalizia,

O attorniato da loro mentre dicono

Qualche motto giocoso o narrano storie paurose

Di delitti e di spiriti inquieti che turbano la notte?

Mentre tu ravvivi il fuoco languente

O gusti la matura birra d'Ottobre, bruna. 

 

R. Southey


Con questa bella poesia di Southey voglio salutare il Vecchio Inverno, che oggi si è dimostrato molto mite e delicato dalle mie parti, in Sabina.

Nel componimento si fa menzione di storie paurose narrate dai bambini in "festa natalizia", per quanto ad alcune latitudini possa sembrare bizzarro, è usanza, specie nel mondo anglosassone, che nei giorni che precedono il Natale, e specialmente alla Vigilia, vengano raccontare storie di paura.
(Segnalo anche questo sfizioso contributo sull'argomento)

 

 

 

 

 



 

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