San Cerbone, l'uomo e l'orso





Il dieci ottobre è San Cerbone, vescovo di Populonia (LI).
Durante le persecuzioni del VI secolo, il santo fu condannato dall'imperatore Totila ad essere sbranato da un orso.
Quando giunse il giorno della condanna, tuttavia, l'animale invece di mostrarsi aggressivo, si avvicinò mansuetamente al santo e gli leccò i piedi. 

Questa strana amicizia tra santi e bestie selvatiche- che spesso diventano dei veri e propri aiutanti- era tutto fuorché inusuale nelle agiografie; ma non solo.
Se l'atteggiamento della Chiesa con l'orso è piuttosto ambivalente- da una parte è quasi strumento di Dio, dall'altra è la rappresentazione del Vizio, in contrapposizione alla Virtù-  lo stesso era nel mondo precristiano.

Andando in letargo in inverno in una morte apparente, e riprendendo vigore in primavera, l'orso è sempre stato avvertito come animale al limite tra i due mondi e  psicopompo.
E' protagonista indiscusso, dunque, di innumerevoli storie, tradizioni e leggende- per la sua incredibile forza, ma anche per le implicazioni simboliche- era l'animale "totemico" dei guerrieri scandinavi, invasati dal furore guerresco: i Berserkr.

Ora che le temperature si abbassano ed il letargo si fa più vicino, prendendo come "capodanno dell'Orso" il giorno di San Cerbone, vorrei iniziare una serie di piccoli scritti dedicati al Re del Bosco, per approfondire un tema che trovo interessantissimo e senza la pretesa di essere esaustiva, ma nella speranza di lanciare qualche spunto di approfondimento.


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